8 de octubre
Dirección: Prisciliano Sánchez 790 Col. Centro, Guadalajara Jalisco.
8 de octubre
En Ciudad Juárez, estado de Chihuahua, los femicidios no cesan desde 1993. Esas mujeres asesinadas por odio de género son una brutal muestra de la violencia machista. Para rendirles homenaje a las víctimas, el dramaturgo mexicano Humberto Robles escribió la obra Mujeres de arena, que a partir de este domingo vuelve a los escenarios porteños bajo el nombre ¿Cuántas son muchas?, con la dirección de Valeria Lorca y las actuaciones de Jimena Alemo, Verónica Castro, Junior Pisanu, Claudia Nunia y Maru Villamonte.
![]() |
| “¿Cuántas son muchas?”: la obra de teatro que les pone nombre y apellido a las víctimas de femicidio (Foto: captura TN). |
No fue el único cambio, ya que la versión argentina también sumó pasajes musicales a la narración.
Más allá de las diferencias, la pieza cuenta, como la original, historias reales de mujeres asesinadas, historias que llevan nombre y apellido. Las razones de esos crímenes son diversas, pero lo que tienen en común es la falta de respuesta estatal a la hora de prevenir, hacer justicia y luego brindar contención a los familiares.
Luego de su paso por el Centro Cultural San Martín, ahora el Ministerio de Cultura de la Ciudad de Buenos Aires, en articulación con diferentes aéreas del Gobierno porteño (la Dirección General de la Mujer, la Subsecretaría de Gestión Comunal y la Defensoría del Pueblo de la Ciudad) promueven una nueva etapa de presentaciones de ¿Cuántas son muchas?.
“Luego de las funciones habrá charlas con profesionales para abrir un espacio de debate. Debemos promover la perspectiva de género y fomentarla sobre el tema. Además, se explicará sobre los servicios de asesoramiento, contención y patrocinio jurídico que pueden recibir en la Ciudad de Buenos Aires las mujeres que atraviesan situaciones de violencia”, destaca Lorca.
Las funciones serán con entrada gratuita y se realizarán en el Espacio Cultural Carlos Gardel (Olleros 3640, Chacarita) los domingos 3, 10, 17 y 24 de octubre, a las 18. Los tickets podrán reservarse en www.buenosaires.gob.ar/promocioncultural.
Funciones 6:00pm y 8:00pm
Costo $80
Adquiere tus boletos en Hidalgo 288 Sé Arte o comunícate al 2225673511
Son testimonios que necesitan ser escuchados.
Marfil Teatro
![]() |
| Il dolore di una madre di Ciudad Juarez per l’uccisione delle due figlie di 17 e 21 anni © Spencer Platt, Getty Images |
3.723 donne sono state uccise in Messico nel 2020. Per le famiglie cercare giustizia è un inferno. La polizia non indaga e minaccia chi andrebbe protetto.
Sono 3.723 le donne uccise in Messico nel 2020. Almeno dieci donne al giorno. Per le famiglie delle vittime cercare giustizia è un viaggio all’inferno, spesso senza fine. In un report, Amnesty International denuncia un sistema con falle vertiginose fra le autorità dello stato del Messico, il più popoloso del paese: prove perse, indagini incompiute e minacce ai famigliari che premono per avere delle risposte: “Non fate troppo rumore”, è l’avvertimento da parte della polizia.
![]() |
Il femminicidio di Julia Sosa Conde è uno dei quattro casi avvenuti nello stato del Messico, una delle 32 regioni della repubblica federale, analizzati da Amnesty International nel report “La giustizia sotto processo” pubblicato lo scorso 20 settembre.
Gli ambiti di denuncia sono gravi e diversi: prove non raccolte o perse, indagini debolissime non affrontate secondo una corretta prospettiva di genere, oltre alla vittimizzazione secondaria delle famiglie, perseguitate e intimorite anche dagli organismi deputati a difenderle. Accanto ai femminicidi, il numero di scomparse delle adolescenti nell’intero paese è altrettanto terrificante: nove sparizioni al giorno di ragazze tra i 12 e i 17 anni.
![]() |
| Attiviste scendono in strada a Cancun, Messico, per dire basta alla carneficina © Erick Marfil/ Getty Images |
“Cos’hai scoperto, hai qualcosa per noi?”. È la domanda che Laura Curiel, madre di Daniela Sanchez Curiel, scomparsa dal marzo 2015, si è vista fare più volte dagli ufficiali. La signora Curiel lavorava di notte in un call center, per potersi dedicare di mattina alle ricerche della figlia Daniela, prendendosi anche cura del nipotino che all’epoca aveva solo tre anni. Poi sono iniziate le intimidazioni e il livello di stress è salito al punto tale da non riuscire più a lavorare.
Non si contano le donne che perdono l’indipendenza economica, la salute e la libertà per trovare almeno il corpo delle figlie e assicurare i colpevoli alla giustizia, in un sistema omertoso e indifferente.
![]() |
| I nomi delle vittime di femminicidio sui cartelli di una manifestazione a Città del Messico © Karen Melo/ Getty Images |
In un’intervista condotta da Amnesty International, un dipendente dell’ufficio della procura ha dichiarato che l’andamento delle indagini dipende in buona parte dalle pressioni che ricevono sul caso. “Quando andiamo nell’ufficio del procuratore generale vediamo molti fascicoli su omicidi di donne che non vengono nemmeno toccati – racconta ancora Laura Curiel –. Chiediamo ai famigliari delle vittime se ci sono degli sviluppi, la risposta è no, non sanno nulla. Ho sempre pensato che ogni minimo passo fatto delle autorità fosse solo frutto della nostra presenza costante e determinata”.
Indagare, cercare prove, ottenere informazioni, oltre a costare parecchio tempo e denaro, significa mettersi in pericolo. La protezione che dovrebbe essere garantita alle famiglie delle vittime è una chimera. “La realtà è che mi sono sempre protetta da sola”, aggiunge la madre di Daniela. “Ho cambiato casa migliaia di volte. È così che vado avanti, appena mi sento in pericolo mi muovo. Salto da un posto all’altro, perché le autorità non mi hanno mai garantito alcuna sicurezza”.
![]() |
| Le croci rosa dedicate alle vittime di femminicidio in Messico © Yuri Cortez/Afp via Getty Images |
La piaga dei femminicidi in Messico non riguarda quindi solo le strade polverose e desertiche di Ciudad Juarez e lo stato del Chihuahua, ma tutta la repubblica federale, con un’attenzione crescente allo stato del Messico che, negli ultimi dieci anni, è diventato teatro di una rete sempre più fitta di organizzazioni criminali. Nel 2018, il 79,6 per cento degli abitanti viveva in uno stato di povertà, vulnerabilità e privazione, con un tasso di criminalità tra i più alti del paese.
Nel 2009, la Corte interamericana dei diritti umani aveva condannato il Messico per violazione dei diritti alla vita, all’integrità, alla libertà personale, per la violazione del dovere di tutelare i minori e per la violazione del divieto di non discriminazione. Una sentenza storica che stabilisce la responsabilità internazionale dello stato per gli episodi di violenza di genere avvenuti sul proprio territorio, con obbligo di riparazione di sedici violazioni entro un anno dalla sentenza.
Un risultato importantissimo, ottenuto dopo anni di battaglie da parte dei famigliari di tre femminicidi, con due delle vittime minorenni, avvenuti nel 2001 nell’area conosciuta come il “campo algodonero”, ovvero il campo di cotone di Ciudad Juarez. Nel 2017 però la stessa corte ha riconosciuto l’adempimento di sole nove disposizioni, sulle sedici richieste.
![]() |
| Un’attivista mostra il cartello con il volto di Isabel Cabanillas e la scritta ‘Non avremo pace se non avremo giustizia’ © Yo Ciudadano |
A quasi due anni di distanza, l’assassinio di Isabel Cabanillas, giovane artista, attivista e madre di un bimbo piccolo, è ancora senza colpevoli. Stando alle dichiarazione dell’amministrazione uscente, non è stato possibile raccogliere prove sufficienti per portare il caso in tribunale; restano ancora aperte tre piste investigative e il nuovo ufficio della procura avrà quindi la responsabilità di proseguire con le indagini.
I famigliari e gli amici continuano a credere che Isabel sia stata ammazzata proprio perché nota attivista dell’associazione Hijas de su maquilera madre. È stata ritrovata in strada uccisa con colpi di arma da fuoco il giorno dopo la scomparsa. Era il 18 gennaio 2019.
![]() |
| Isabel Cabanillas davanti al murale a cui stava lavorando il giorno della sua scomparsa © Lidia Graco |
Humberto Robles è il drammaturgo messicano autore di Donne di sabbia, lo spettacolo teatrale che raccoglie le testimonianze delle donne di Ciudad Juarez, arrivato in 21 paesi del mondo, con oltre 70 repliche solo in Italia. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente perché, oltre ad essere uno dei portavoce, è l’unico uomo a collaborare, da circa vent’anni ormai, con Nuestra Hijas de regreso a casa, il movimento sociale che sostiene le donne nella loro lotta quotidiana per la giustizia.
“Purtroppo non posso che confermare interamente quanto documentato da Amnesty”, commenta Robles. “Per anni il Messico ha praticato una politica schizofrenica, firmando tutti i trattati internazionali, ma senza applicare le leggi nel paese. Oltre al “campo algodonero”, un altro caso emblematico è quello delle “donne di Atenco” violentate e torturate dai membri della polizia nel maggio del 2006 a San Salvador Atenco, nello stato del Messico. Crimini che nel 2018 sono costati al paese un’altra condanna da parte della Corte interamericana dei diritti umani, ma solo dopo lunghi anni di calvario tra vari processi penali; di questi solo uno arrivato alla conclusione e con sentenza di assoluzione.
“Non esiste la volontà politica di porre fine ai crimini contro le donne, che sono un’altra pandemia”, aggiunge Robles. “Non c’è nemmeno la volontà di prevenire la violenza di genere in tutti i settori; alcuni sforzi sono stati fatti, ma sono minimi. Penso ad esempio al teatro e alla danza, ambiti artistici dove gli abusi, le violenze e le vessazioni continuano ad essere denunciati, ma le autorità non agiscono come dovrebbero, lasciando impunti insegnanti e studenti, che continuano a perpetrare questi crimini”.
Chiediamo a Robles perché, secondo lui, nel movimento sociale in cui opera non ci sono altri uomini. Dove sono i padri e i fratelli delle vittime. “È un fenomeno interessante, ma anche molto diffuso”, risponde lui. “Pensiamo alle nonne di plaza de Mayo, in Argentina, che cercano di riportare a casa i bambini fatti sparire dalla dittatura. Credo che gli uomini non siano in grado di affrontare tutto questo, mi riferisco al lutto, al crimine compiuto, al sistema. In molti casi poi, dopo un caso di femminicidio, i mariti scelgono di andarsene, lasciando moglie e figli. Probabilmente non riescono a sostenere un tale dolore. Le donne sono più forti”.
Leggi altri articoli su questi temi: Donne, Violenza sulle donne, Messico, diritti delle donne
Basada en el libro Mujeres de arena de Humberto Robles, la pieza teatral busca sumergirse en la problemática de los femicidios, visibilizando esta realidad en nuestra sociedad a partir de una producción escénica basada en testimonios y casos reales.
Luego de las funciones se realizará una charla donde profesionales generarán un espacio de debate con perspectiva de género para concientizar a los asistentes sobre esta problemática, también se explicará sobre los diferentes servicios de asesoramiento y patrocinio jurídico que pueden recibir en la Ciudad de Buenos Aires aquellas mujeres que atraviesan algún tipo de violencia. Se brindará contención y asesoramiento a quienes lo soliciten.
Será el primer espectáculo con público a realizarse en uno de los establecimientos del Circuito de Espacios Culturales, lugares propios de la cultura de la Ciudad que desde marzo de 2020 vieron frenada su programación de eventos y actividades por las medidas preventivas tomadas ante la propagación del virus COVID-19. El ciclo de presentaciones se llevará a cabo durante el mes de octubre.
Las funciones, de entrada libre y gratuita, serán en el Espacio Cultural Carlos Gardel (Olleros 3640, Chacarita) los días domingo 3, 10, 17 y 24 de octubre, a las 18 h.
Las entradas podrán reservarse en www.buenosaires.gob.ar/promocioncultural a partir del día de hoy.
Ulises Fonseca | Sol de Morelia
Morelia, Michoacán (OEM-Infomex).- El feminicidio, una de las formas más brutales en que se manifiesta la violencia de género, es el tema central de la obra Mujeres de arena, una propuesta del grupo “Marfil teatro” que será presentada en una gira interestatal, la cual comenzará en La Piedad el siguiente 2 de octubre, en el “Sé arte centro cultural”.
Se trata de un tema más que pertinente, porque la idea es generar conciencia y sensibilizar a las audiencias, según expresó en entrevista el director artístico del grupo y la obra en cuestión, David Hurtado.
“Es la primera obra que montamos como Marfil teatro, justo hace cinco años, entonces ahora la retomamos para este circuito. Habla sobre los feminicidios en Ciudad Juárez, pero sabemos que es un problema que se ha convertido en nacional, entonces nuestra puesta en escena es un acto de denuncia y en nuestras motivaciones es tratar de sumar en algún aspecto”.
Mujeres de Arena es una obra de teatro documental, por lo cual parte de hechos reales para dar testimonio de los múltiples feminicidios ocurridos en Ciudad Juárez. Para logra eso, muestra a cuatro mujeres, que representan a una madre, una prima, una hermana y una joven asesinada, quienes a su vez narran la historia de Natalia, Micaela, Lilia Alejandra y Eréndira, cuyas historias son intercaladas con poesía y estadísticas.
La obra fue escrita por Humberto Robles, quien entreteje los testimonios, la poesía y las estadísticas con textos de Antonio Cerezo Contreras, Marisela Ortiz, Denisse Dresser, Malú García Andrade, María Hope, Eugenia Muñoz y Juan Ríos Cantú.
Sobre la forma en que fue recibida la obra por el público, David Hurtado comentó que en general mostró sensibilidad al tema y también por ello decidieron retomarla: “en los encuentros que tuvimos nos dimos cuenta de que ya no hay voces contenidas, es decir, se trata de un acto de denuncia que se replicó; por supuesto que también hubo una sensación de incomodidad al mostrar que es algo muy presente en el día a día”.
Las actrices que encarnan los personajes escritos por Humberto Robles son Eloísa Ríos, Laura Camacho, Cinthya Bejarano y Estefany Torres, las cuales son, de hecho, las mismas intérpretes que participaron en la obra hace cinco años.
De acuerdo con David Hurtado, el resto del grupo está conformado por Daphne Ocariz en la asistencia de dirección, Sergio Orozco como jefe técnico, Roberto Villava como asistente general, mientras que Paulina Valdés y Oscar Loyola realizaron la imagen general.
Este grupo dará diez funciones en los siguientes espacios alternativos: Sé arte centro cultural (Hidalgo #288 Col. Centro La Piedad, Michoacán), a las 18 y 20 horas; el Foro Periplo, en Guadalajara, Jalisco; donde las presentaciones serán el sábado 2 y viernes 8 de octubre respectivamente.
Luego irán al Laboratorio de arte teatral y escénico de Nayarit (LATEN), de la ciudad de Tepic, el 16 y domingo 17 de octubre; para el 6 y 7 de noviembre estarán en la Casa Caracol, de Colima capital; mientras que el cierre será en Morelia, con el Foro La Mueca (Aquiles Serdán #797 Col centro) como sede. En esta última, las funciones serán el sábado 12 y el domingo 13, a las 19:00 horas.
De acuerdo con David Hurtado, esta gira se realiza gracias a que el grupo fue seleccionado para ser parte del Circuito nacional de artes escénicas en espacios independientes, cuya convocatoria lanzó a nivel nacional, por primera vez, el Centro Cultural Helénico, para impulsar la reactivación o reapertura, según sea el caso, de los foros teatrales.
Ciclo teatral y campaña de concientización en el Espacio Cultural Carlos Gardel
¿Cuántas son muchas? Una campaña de sensibilización sobre los femicidios
El Ministerio de Cultura de la Ciudad, a través del Espacio Cultural Carlos Gardel, anuncia un ciclo de funciones de ¿Cuántas son muchas?, obra teatral dirigida por Valeria Lorca.
de la Mujer, la Subsecretaría de Gestión Comunal, a través de la Dirección General Relaciones con la Comunidad, y la Defensoría del Pueblo de la Ciudad de Buenos Aires anuncia la presentación de la obra de teatro ¿Cuántas son muchas?, una propuesta escénica de la directora Valeria Lorca que busca promover una reflexión crítica en torno a la realidad de las mujeres. Las funciones, de entrada libre y gratuita, se realizarán durante octubre en el Espacio Cultural Carlos Gardel.
Basada en el libro Mujeres de arena de Humberto Robles, la pieza teatral busca sumergirse en la problemática de los femicidios, visibilizando esta realidad en nuestra sociedad a partir de una producción escénica basada en testimonios y casos reales.
Luego de las funciones se realizará una charla donde profesionales generarán un espacio de debate con perspectiva de género para concientizar a los asistentes sobre esta problemática, también se explicará sobre los diferentes servicios de asesoramiento y patrocinio jurídico que pueden recibir en la Ciudad de Buenos Aires aquellas mujeres que atraviesan algún tipo de violencia. Se brindará contención y asesoramiento a quienes lo soliciten.
Será el primer espectáculo con público a realizarse en uno de los establecimientos del Circuito de Espacios Culturales, lugares propios de la cultura de la Ciudad que desde marzo de 2020 vieron frenada su programación de eventos y actividades por las medidas preventivas tomadas ante la propagación del virus COVID-19. El ciclo de presentaciones se llevará a cabo durante el mes de octubre.
Las funciones, de entrada libre y gratuita, serán en el Espacio Cultural Carlos Gardel (Olleros 3640, Chacarita) los días domingo 3, 10, 17 y 24 de octubre, a las 18 h. Las entradas podrán reservarse en www.buenosaires.gob.ar/promocioncultural a partir del viernes 17/9.
Por otro lado, el viernes 17/9 en la Biblioteca pública Parque de la Estación, Pres. Tte. Gral. Juan Domingo Perón 3326, el elenco y los y las promotores del ciclo charlarán con los medios sobre el mismo.
Obra beneficiada por el apoyo Circuito Nacional de Artes Escénicas en Espacios Independientes 2021
Obra dirigida por David Hurtado
"Mientras exista una luz, quedará la esperanza de que vuelvan nuestras
mujeres, nuestras hermanas, nuestras hijas de regreso a casa."![]()
Funciones virtuales a través de YouTube live.
Domingos: del 22 de agosto al 12 de septiembre, 8 pm.![]()
Adquiere tus boletos en: https://boletopolis.com/es/evento/19098
Autor: Humberto Robles
Directoras: Mónica Araiza y Quetzalli Lovera
Elenco: Daniela Semiramis, Karina Rojano y Alberto García
Duración: 50 minutos
Sinopsis: ¿Y si su hija o su madre o su hermana desaparecieran un día cualquiera? ¿Y si pasaran semanas y meses sin saber de ellas? La obra habla sobre el feminicidio. Relata testimonios desde diferentes puntos de vista: la madre, la prima, la víctima. Los testimonios tienen cosas en común, todas exigen justicia, ser escuchadas, exigen respeto y apoyo.
Mujeres y niñas son asesinadas y muchos miran para otro lado.
Como si no importara, como si no fuera para tanto, como si las víctimas lo merecieran.
Sucede en Ciudad Juárez, en México, donde, se estima, desde 1993 a la actualidad, han muerto más de 3.000 mujeres y más de 600 han desaparecido. Y se las mata porque sí, porque son mujeres, porque son jóvenes, porque son pobres y porque quienes lo hacen, pueden hacerlo. A la gran mayoría de ellos no se los encuentra, no se los investiga, y una arraigada cadena de silencios, complicidades e indiferencia parece protegerlos.
¿Cuántas son muchas? Te interpela, te hace repensar la situación cruel y absurda que viven algunas mujeres.
La pieza procura mostrar que las mujeres asesinadas no son un número, sino que, por el contrario, tienen nombre, rostro, historia y muchos sueños truncados.
Allí están sus madres, padres, hermanas, hermanos, amigas, primas y hasta el diario íntimo de una de ellas dando testimonio del horror, de la sinrazón, de la injusticia, del dolor sin fin.
La obra que lleva el nombre de nuestra compañía refleja una realidad y enciende una luz de esperanza.
Es la obra de teatro sobre feminicidios más representada y traducida en varios idiomas en los últimos 18 años, en el mundo. #TeatroÚtil
Autoría: Humberto Robles
Dirección: Valeria Lorca
Producción general: Alejandro Grinblat
Producción ejecutiva: Claudia Nunia
Elenco: Alemo Jimena, Castro Verónica, Grinblat Alejandro, Nunia Claudia, Villamonte Maru, Pisanú Jordi
Sonido: Valeria Lorca, Olesya Mikheeva
Vestuario: Valeria Lorca
Iluminación: Gonzalo Calcagno, Javier Poplika
Fotografía: Maru Villamonte, Olesya Mikheeva
Realización audiovisual: Olesya Mikheeva
Asesores de Tango: Raúl Moure, Antonela Méndez