Mostrando entradas con la etiqueta donne di sabbia. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta donne di sabbia. Mostrar todas las entradas

viernes, 1 de octubre de 2021

In Messico vengono uccise dieci donne al giorno e i crimini restano impuniti

Violenza contro le donne

Il dolore di una madre di Ciudad Juarez per l’uccisione delle due figlie di 17 e 21 anni © Spencer Platt, Getty Images

3.723 donne sono state uccise in Messico nel 2020. Per le famiglie cercare giustizia è un inferno. La polizia non indaga e minaccia chi andrebbe protetto.

Sono 3.723 le donne uccise in Messico nel 2020. Almeno dieci donne al giorno. Per le famiglie delle vittime cercare giustizia è un viaggio all’inferno, spesso senza fine. In un report, Amnesty International denuncia un sistema con falle vertiginose fra le autorità dello stato del Messico, il più popoloso del paese: prove perse, indagini incompiute e minacce ai famigliari che premono per avere delle risposte: “Non fate troppo rumore”, è l’avvertimento da parte della polizia.

Una madre e la figlia camminano vicino alla scena di un crimine in cui sono state ammazzate due giovani donne © Spencer Platt/Getty Images
A rinvenire sotto terra il corpo della madre, Julia Sosa Conde, sono state le figlie. Lo hanno trovato scavando con le loro mani nel campo in cui lavorava il compagno, a una settimana circa dalla scomparsa della donna. La polizia è arrivata 21 ore dopo: “Non abbiamo uomini”, è stata la motivazione. Per quel tempo interminabile le figlie hanno vegliato sul cadavere della madre, proteggendo la scena del crimine. Una di loro, Vanessa, racconta anche di come sia stata raccolta la sua denuncia: lei elencava i fatti e l’agente si assopiva, senza ritegno. “Mi faceva le domande e poi si addormentava. È stato orribile”.


La giustizia messicana sotto processo

Il femminicidio di Julia Sosa Conde è uno dei quattro casi avvenuti nello stato del Messico, una delle 32 regioni della repubblica federale, analizzati da Amnesty International nel report “La giustizia sotto processo” pubblicato lo scorso 20 settembre.

Gli ambiti di denuncia sono gravi e diversi: prove non raccolte o perse, indagini debolissime non affrontate secondo una corretta prospettiva di genere, oltre alla vittimizzazione secondaria delle famiglie, perseguitate e intimorite anche dagli organismi deputati a difenderle. Accanto ai femminicidi, il numero di scomparse delle adolescenti nell’intero paese è altrettanto terrificante: nove sparizioni al giorno di ragazze tra i 12 e i 17 anni.

Attiviste scendono in strada a Cancun, Messico, per dire basta alla carneficina © Erick Marfil/ Getty Images

La polizia chiede alle madri di avanzare con le indagini

“Cos’hai scoperto, hai qualcosa per noi?”. È la domanda che Laura Curiel, madre di Daniela Sanchez Curiel, scomparsa dal marzo 2015, si è vista fare più volte dagli ufficiali. La signora Curiel lavorava di notte in un call center, per potersi dedicare di mattina alle ricerche della figlia Daniela, prendendosi anche cura del nipotino che all’epoca aveva solo tre anni. Poi sono iniziate le intimidazioni e il livello di stress è salito al punto tale da non riuscire più a lavorare.

Non si contano le donne che perdono l’indipendenza economica, la salute e la libertà per trovare almeno il corpo delle figlie e assicurare i colpevoli alla giustizia, in un sistema omertoso e indifferente.

I nomi delle vittime di femminicidio sui cartelli di una manifestazione a Città del Messico © Karen Melo/ Getty Images

Le indagini si muovono solo le famiglie fanno pressione 

In un’intervista condotta da Amnesty International, un dipendente dell’ufficio della procura ha dichiarato che l’andamento delle indagini dipende in buona parte dalle pressioni che ricevono sul caso. “Quando andiamo nell’ufficio del procuratore generale vediamo molti fascicoli su omicidi di donne che non vengono nemmeno toccati – racconta ancora Laura Curiel –. Chiediamo ai famigliari delle vittime se ci sono degli sviluppi, la risposta è no, non sanno nulla. Ho sempre pensato che ogni minimo passo fatto delle autorità fosse solo frutto della nostra presenza costante e determinata”.

Indagare, cercare prove, ottenere informazioni, oltre a costare parecchio tempo e denaro, significa mettersi in pericolo. La protezione che dovrebbe essere garantita alle famiglie delle vittime è una chimera. “La realtà è che mi sono sempre protetta da sola”, aggiunge la madre di Daniela. “Ho cambiato casa migliaia di volte. È così che vado avanti, appena mi sento in pericolo mi muovo. Salto da un posto all’altro, perché le autorità non mi hanno mai garantito alcuna sicurezza”.

Le croci rosa dedicate alle vittime di femminicidio in Messico © Yuri Cortez/Afp via Getty Images

I femminicidi in Messico non sono solo a Ciudad Juarez

La piaga dei femminicidi in Messico non riguarda quindi solo le strade polverose e desertiche di Ciudad Juarez e lo stato del Chihuahua, ma tutta la repubblica federale, con un’attenzione crescente allo stato del Messico che, negli ultimi dieci anni, è diventato teatro di una rete sempre più fitta di organizzazioni criminali. Nel 2018, il 79,6 per cento degli abitanti viveva in uno stato di povertà, vulnerabilità e privazione, con un tasso di criminalità tra i più alti del paese.

Lo stato è responsabile degli episodi di violenza compiuti sul suo territorio

Nel 2009, la Corte interamericana dei diritti umani aveva condannato il Messico per violazione dei diritti alla vita, all’integrità, alla libertà personale, per la violazione del dovere di tutelare i minori e per la violazione del divieto di non discriminazione. Una sentenza storica che stabilisce la responsabilità internazionale dello stato per gli episodi di violenza di genere avvenuti sul proprio territorio, con obbligo di riparazione di sedici violazioni entro un anno dalla sentenza.

Un risultato importantissimo, ottenuto dopo anni di battaglie da parte dei famigliari di tre femminicidi, con due delle vittime minorenni, avvenuti nel 2001 nell’area conosciuta come il “campo algodonero”, ovvero il campo di cotone di Ciudad Juarez. Nel 2017 però la stessa corte ha riconosciuto l’adempimento di sole nove disposizioni, sulle sedici richieste.

Un’attivista mostra il cartello con il volto di Isabel Cabanillas e la scritta ‘Non avremo pace se non avremo giustizia’ © Yo Ciudadano

Anche la famiglia dell’attivista Isabel Cabanillas aspetta giustizia

A quasi due anni di distanza, l’assassinio di Isabel Cabanillas, giovane artista, attivista e madre di un bimbo piccolo, è ancora senza colpevoli. Stando alle dichiarazione dell’amministrazione uscente, non è stato possibile raccogliere prove sufficienti per portare il caso in tribunale; restano ancora aperte tre piste investigative e il nuovo ufficio della procura avrà quindi la responsabilità di proseguire con le indagini.

I famigliari e gli amici continuano a credere che Isabel sia stata ammazzata proprio perché nota attivista dell’associazione Hijas de su maquilera madre. È stata ritrovata in strada uccisa con colpi di arma da fuoco il giorno dopo la scomparsa. Era il 18 gennaio 2019.

Isabel Cabanillas davanti al murale a cui stava lavorando il giorno della sua scomparsa © Lidia Graco

In Messico i crimini contro le donne sono un’altra pandemia

Humberto Robles è il drammaturgo messicano autore di Donne di sabbia, lo spettacolo teatrale che raccoglie le testimonianze delle donne di Ciudad Juarez, arrivato in 21 paesi del mondo, con oltre 70 repliche solo in Italia. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente perché, oltre ad essere uno dei portavoce, è l’unico uomo a collaborare, da circa vent’anni ormai, con Nuestra Hijas de regreso a casa, il movimento sociale che sostiene le donne nella loro lotta quotidiana per la giustizia.

“Purtroppo non posso che confermare interamente quanto documentato da Amnesty”, commenta Robles. “Per anni il Messico ha praticato una politica schizofrenica, firmando tutti i trattati internazionali, ma senza applicare le leggi nel paese. Oltre al “campo algodonero”, un altro caso emblematico è quello delle “donne di Atenco” violentate e torturate dai membri della polizia nel maggio del 2006 a San Salvador Atenco, nello stato del Messico. Crimini che nel 2018 sono costati al paese un’altra condanna da parte della Corte interamericana dei diritti umani, ma solo dopo lunghi anni di calvario tra vari processi penali; di questi solo uno arrivato alla conclusione e con sentenza di assoluzione.

La violenza contro le donne nel teatro e nella danza

“Non esiste la volontà politica di porre fine ai crimini contro le donne, che sono un’altra pandemia”, aggiunge Robles. “Non c’è nemmeno la volontà di prevenire la violenza di genere in tutti i settori; alcuni sforzi sono stati fatti, ma sono minimi. Penso ad esempio al teatro e alla danza, ambiti artistici dove gli abusi, le violenze e le vessazioni continuano ad essere denunciati, ma le autorità non agiscono come dovrebbero, lasciando impunti insegnanti e studenti, che continuano a perpetrare questi crimini”.

Chiediamo a Robles perché, secondo lui, nel movimento sociale in cui opera non ci sono altri uomini. Dove sono i padri e i fratelli delle vittime. “È un fenomeno interessante, ma anche molto diffuso”, risponde lui. “Pensiamo alle nonne di plaza de Mayo, in Argentina, che cercano di riportare a casa i bambini fatti sparire dalla dittatura. Credo che gli uomini non siano in grado di affrontare tutto questo, mi riferisco al lutto, al crimine compiuto, al sistema. In molti casi poi, dopo un caso di femminicidio, i mariti scelgono di andarsene, lasciando  moglie e figli. Probabilmente non riescono a sostenere un tale dolore. Le donne sono più forti”.

viernes, 15 de noviembre de 2019

Donne di Sabbia - Torino

Venerdì 15 novembre 2019, ore 21, Sala della Conceria, via Conceria 2, Chieri (Torino). Info 3397825954
Spettacolo sul femminicidio di Ciudad Juarez (Messico).

lunes, 31 de diciembre de 2018

Funciones 2018: 34 montajes en 12 países


Esta año hubo 33 montajes de Mujeres de Arena en 12 países
- Monterrey
- CDMX (4 versiones)
- Puerto Vallarta
- Estado de México
- León
- Campeche
- Parral
- Córdoba
- Guadalajara (2 versiones)
- Guanajuato (2 versiones)
- Mérida
- Villahermosa
- Poza Rica
- Tehuitzingo
- RAVE, Río de Janeiro (Brasil)
- Esfinge Teatro, Salamanca y León (España)
- Donne di Sabbia, Turín (Italia)
- Ñuñoa (Chile)
- Santiago de Chile (dos versiones)
- Guacarí (Colombia)
- Villa La Angostura, Festival de Teatro Larroque (Argentina
- Kvinnefestivalen, Festival de Mujeres (Noruega)
- Montevideo y gira (Uruguay)
- Washington (EEUU)
- Düsseldorf (Alemania)
- Ccalapata Teatro, Arequipa (Perú)

domingo, 3 de diciembre de 2017

15 años de Mujeres de arena


En noviembre pasado se conmemoraron 15 años del estreno de la obra de teatro documental Mujeres de Arena. Desde entonces a la fecha ha sido representada por más de 165 grupos de teatro, en diecinueve países, en tres continentes.


“Mujeres de Arena se ha convertido en un himno que recuerda
las vidas que hay detrás de las cifras y la estadística”.
Agnese Marra (Nueva Tribuna, España)
En una tarde del 25 de noviembre, quince años atrás y en el marco del Día Internacional contra la Violencia de Género, las actrices Vanessa Bauche, Carmen Huete, Laura De Ita, Hilda Nájera, Laura Hidalgo y el actor Juan Ríos Cantú llevaron a cabo en el zócalo capitalino una lectura dramatizada de Mujeres de Arena. Posteriormente, las actrices Selma Beraud, Carmen Huete, Marcela Morett, Mercedes Hernández y el músico-actor Jorge Fratta realizaron una temporada en el Teatro La Capilla, abarrotando cada función. Debido a la enorme respuesta del público, se fueron presentando en otros espacios alternativos. Desde entonces a la fecha la obra ha contado con el apoyo de las organizaciones de derechos humanos Nuestras Hijas de Regreso a Casa, el Comité Cerezo y el Comité Pável González, este último un joven estudiante y activista asesinado en la Ciudad de México, a quien está dedicada la obra.
Concebida como teatro documental, la obra cuenta con testimonios reales de una madre, una hija, una prima y una víctima del feminicidio sexual sistémico en Ciudad Juárez. Los testimonios van acompañados de cifras e información al respecto, así como de poemas o textos de varios autores: Antonio Cerezo Contreras, en aquel entonces preso político del estado mexicano, ahora defensor de derechos humanos; la politóloga Denise Dresser; Malú García Andrade cuya hermana fue víctima del feminicidio; María Hope, socióloga y escritora mexicana; Eugenia Muñoz maestra colombiana en la Virginia Commonwealth UniversityMarisela Ortiz, copresidenta de Nuestras Hijas de Regreso a Casa; Servando Pineda, periodista, ensayista, académico y analista político, y Juan Ríos Cantú, actor, dramaturgo y director de escena.
Al final de las funciones en el Teatro La Capilla, así como en otros espacios donde se escenificó la obra, se realizaron debates con personalidades conocedoras del tema o sobre derechos humanos. Fue así como Norma Andrade, madre de Lilia Alejandra García Andrade, víctima del feminicidio, expresó: “Nosotras no apoyamos estas obras de teatros… ellas nos apoyan a nosotras”. O doña Rosario Ibarra, quien dijo “Estas obras no deberían existir… pero qué bueno que existen”.
Desde aquel remoto 25 de noviembre, la obra se ha multiplicado por diversas latitudes alrededor del mundo, de Nueva York a la Patagonia, y de Londres a Sídney. A la fecha ha sido representada por más de 165 grupos teatrales en varias ciudades de diecinueve países: Alemania, Argentina, Australia, Bolivia, Brasil, Canadá, Colombia, Costa Rica, Cuba, Chile, España, Estados Unidos, Guatemala, Inglaterra, Italia, México, Perú, República Dominicana y Uruguay. Es la obra sobre los feminicidios en Ciudad Juárez más representada en el mundo y una de las obras contemporáneas más montadas en la actualidad.
La editorial Los Textos de La Capilla publicó por primera vez la obra, cuyo prólogoestuvo a cargo de Marisela Ortiz. Posteriormente la Editorial Círculo Cultural de Rewdood City, California, la editó en la antología Teatro Documental. Como una excepción, la obra fue reseñada por Ramón Ochoa Estrada en el libro “Dramaturgas chicanas y fronterizas. Semejanzas y diferencias en su teatro“. Por otra parte, el texto ha sido traducido al inglés, francés, portugués, alemán e italiano. Asimismo se ha transmitido por radio, dos veces en Guadalajara, México; una en Montevideo, Uruguay, y otra en Sídney, Australia.
Varios han sido los factores que han contribuido al éxito y a la difusión de Mujeres de Arena. Antes que nada, a diferencia de muchas obras sobre el mismo tema, esta lo aborda de forma testimonial; en los textos no hay ficción sino la más cruda realidad dándole voz a aquellas personas que han perdido a algún familiar, e incluso a una de las víctimas, resultado del máximo exponente del machismo, el sistema patriarcal y el neoliberalismo: el feminicidio sexual sistémico. También ha contribuido que la obra esté registrada bajo la licencia Copyleft(Creative Commons), la cual permite que sea representada por cualquier persona siempre y cuando conserve íntegramente el texto original, no lo haga con fines de lucro ni a favor de ningún partido político, en el entendido de que el autor no cobra sus correspondientes derechos autorales.
Entre algunas curiosidades relevantes, Amnistía Internacional ha apoyado algunos montajes de México, Italia, Perú y Uruguay. Eugenia Muñoz escribió a propósito de la obra “Una orquestación de voces para la consciencia y la justicia”. Se dio lectura de la obra en el “II Encuentro de escritores X Ciudad Juárez (audio)”, celebrado en València en la Casa del Alumno de la Universidad Politécnica, en 2012. En Montevideo, Uruguay, ha habido tres montajes, algunos de los cuales contaron con el apoyo de la ONG Mujeres de Negro. El grupo teatral Maru Jasp realizó un montaje que llevó de gira en diversas ciudades españolas. La Revista Conjunto de la Casa de Las Américas de Cuba publicó un artículo sobre la obra. La actriz y activista social Ofelia Medina hizo una lectura dramatizada cuando se presentó la primera edición del libro en la Ciudad de México. En el presente año, el grupo Donne di Sabbia cumplió once años de representarla en Italia. Como un hecho inédito, en 2017, la obra se escenificó en la cámara de diputados de la Ciudad de México, con la actuación de Malú García Andrade, autora de uno de los textos que se incluyen en la obra.  El portal Nodal Cultura publicó una crónica para celebrar los 15 años de la obra, y Sandra Romero en La Izquierda Diario la calificó como “La más importante denuncia teatral contra el feminicidio”.
Con el transcurrir del tiempo, se ha vuelto habitual que la obra se monte cada año en el marco del Día Internacional de la Mujer, así como en el Día Internacional contra la Violencia de Género. Se ha presentado en grandes teatros, en otros pequeños, en espacios alternativos, al aire libre, en grandes capitales así como en pueblos pequeños y remotos. Ha habido montajes con actrices y actores de renombre, otros amateurs e incluso algunos con personas que nunca se han dedicado a la actuación. Todo esto a pesar de que en México la obra ha sufrido censura por parte de algunos funcionarios gubernamentales, se ha impedido su montaje en algunas ciudades, algunos jurados la han bloqueado en muestras teatrales, y a que algunos integrantes de la obra han sufrido acoso e incluso amenazas de muerte. Sin embargo sigue representándose y lo hará hasta que termine la pandemia de feminicidios, que ya no es exclusiva de Ciudad Juárez, ni siquiera de México -donde se asesina a siete mujeres al día en promedio-, ya que estos crímenes se han extendido alarmantemente a otros países.
Ojalá llegue el día en que esta obra deje de montarse o se haga solo como el lamentable recuerdo de días terribles donde la vida de una mujer no valía nada y donde la corrupción y la impunidad gubernamentales permitieron que se cometieran estos crímenes de lesa humanidad.



martes, 14 de junio de 2016

14 de Junio - Turín

Martedì 14 giugno alle 19.00
Cral Smat, Strada del Nobile 12 - Torino
Ingresso libero fino ad esaurimento posti


lunes, 22 de febrero de 2016

10 anni: Donne di Sabbia - Turín



Giovedì sera è andato in scena a Torino, alla Fondazione Fulvio Croce, lo spettacolo-denuncia “Donne di Sabbia – Testimonianze di donne di Ciudad Juarez”, arrivato quest’anno a dieci anni di attività. Un grazie sentito alla Presidente Emiliana Olivieri
Dieci anni...ricordo perfettamente quando nel 2006 vidi per la prima volta "Donne di sabbia":
Marisela Ortiz, la fondatrice dell'Associazione dei parenti delle vittime dei femminicidi di Ciudad Juarez, era a Torino e la conobbi...quel giorno la seguii in tutti i suoi incontri, ero sbalordita, incredula che si conoscesse così poco di quella tremenda tragedia del Messico...Con Assunta Confente, andammo alla sera a vedere lo spettacolo che per la prima volta veniva messo in scena alla presenza di Marisela. 
Da allora Ciudad Juarez, le donne uccise in quel lontano paese al confine fra Messico e Stati Uniti, Marisela Ortiz e l'Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa sono costantemente stati nei miei pensieri e ho cercato per quel che ho potuto, insieme ad Amnesty International e al Tavolo di Juarez, di sensibilizzare quelli che ancora non conoscevano il dramma che tante famiglie avevano vissuto e continuano ancora oggi a vivere.
Grazie alle Donne di Sabbia, a Gianfranco Mulas, Adelaide Colher Pereira, Oriana Fruscoloni, Anna Ottone, Patrizia Papandrea, Monica Livoni che instancabilmente portano avanti questa piece teatrale da dieci anni!
E' un onore per me essere considerata una vostra sorella.



jueves, 18 de febrero de 2016

Donne di Sabbia - 10 años - Turín

Función: 18 de febrero

Este año el grupo cumple 10 años representando esta obra por Italia:

74 representaciones - 41 ciudades italianas - más de 5 mil espectadores

Con el Apoyo de Amnistía Internacional - Sección italiana

"Donne di sabbia" che sarà rappresentato giovedì 18 febbraio presso la Fondazione per l'Avvocatura in Via Santa Maria 1, Torino, alle ore 19,00, in occasione dei 10 anni di attività di "Donne di sabbia"


Emiliana OLIVIERI
Presidente Fondazione dell’Avvocatura torinese “Fulvio Croce”

Laura Onofri
Consigliera comunale e rappresentante di SeNonOraQuando? -Torino

IN SCENA CI SARANNO:

Adelaide Colher Pereira, Oriana Fruscoloni, Monica Livoni Larco, Anna Ottone,
Patrizia Papandrea
con la collaborazione di:
Giuliana Bevilacqua, Camilla Fabbris, Gianfranco Mulas.

Nato per denunciare il femminicidio che si consuma impunemente a Ciudad Juárez (Messico) dal 1993, lo spettacolo “Donne di sabbia – Mujeres de arenas” è opera del drammaturgo messicano Humberto Robles che ha raccolto le testimonianze dirette delle vittime attraverso i loro diari o dai racconti dei loro familiari.

Il rapimento, la violenza, l’assassinio e l’occultamento dei cadaveri delle giovani don-ne avvengono in un contesto criminale gestito dal narcotraffico nello stato di Chihua-hua e in particolare a Ciudad Juárez, senza che siano fatte indagini serie. Alla fine ri-sulta un solo colpevole: l’impunità. Ed una certezza: le donne sono uccise perché sono donne.

La richiesta di giustizia è avanzata dalle associazioni create dalle madri o dalle inse-gnanti delle vittime, come Marisela Ortiz, insignita della cittadinanza onoraria di Tori-no nel 2008.

In Italia, lo spettacolo teatrale “Donne di sabbia”, portato in scena dal gruppo omoni-mo con il patrocinio di Amnesty International, compie 10 anni con 76 repliche in 41 città.

Segue aperitivo




miércoles, 25 de noviembre de 2015

Leinì: “DONNE DI SABBIA. Sul femminicidio di Ciudad Juarez”


27 novembre 2015 presso Villa Chiosso Leini a Leinì.

Gli omicidi di donne a Ciudad Juarez continuano dal 1993. Le donne assassinate o scomparse sono ormai migliaia, in un clima di violenza e impunità. Quello che l’amministrazione comunale è uno spettacolo-testimonianza-denuncia con testi di Antonio Cerezo Contreras, Denise Dresser, Malù Garcia Andrade, Maria Hope, Eugenia Muňoz, Marisela Ortiz, Servando Pineda e Juan Rios
Drammaturgia di Humberto Robles
Traduzione e coordinamento di Monica Livoni Larco
In scena: Giuliana Bevilacqua, Adelaide Colher Pereira, Camill Fabbris, Oriana Fruscoloni,, Monica Livoni Larco, Carolina Lucchesini,Anna Ottone, Patrizia Papandre
Suoni Gianfranco Mulas
Collaborazione artistica Roberta Remedi
Con il patrocinio di Amnesty International
Questo spettacolo è stato creato e messo in scena per divulgare la terribile realtà che si verifica da oltre 20 anni nella zona di frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. L’opera dapprima presentata solo in Messico, Cile e Argentina, è dal 2006 rappresentata anche in Italia ed è diventata un modo concreto per sensibilizzare il pubblico verso un fenomeno poco conosciuto, il cui peggior nemico è proprio il silenzio.
Il gruppo teatrale non percepisce alcun guadagno, ma offre il proprio spettacolo con la sola intenzione di diffondere al maggior numero di persone il terribile fenomeno del femminicidio. Il gruppo teatrale, insieme a “Nestras hijas de Regreso a casa” è patrocinato da Amnesty International e si fa portavoce di una battaglia contro l’impunità e l’omertà.
Ingresso libero